Busto-Amatrice, quando la scuola diventa ponte: il Liceo Crespi con il Presidente della Repubblica

Quattro studenti del Liceo “Daniele Crespi” accanto al Presidente Mattarella per l’apertura dell’anno scolastico, dieci anni dopo il terremoto.
C’è un’immagine che resterà a lungo nella memoria della comunità del Crespi: due studentesse del nostro liceo che camminano accanto al Presidente della Repubblica, gli spiegano progetti e laboratori, rispondono alle sue domande con naturalezza e un sorriso appena emozionato. Non succede in un’aula di Busto Arsizio, ma ad Amatrice, in una scuola costruita dove dieci anni fa c’erano soltanto macerie.
Per inaugurare il nuovo anno scolastico, il Presidente Sergio Mattarella ha scelto l’Istituto omnicomprensivo “Sergio Marchionne” di Amatrice. La scelta non è casuale. Nel 2016 il terremoto del Centro Italia causò 299 vittime e lasciò senza casa decine di migliaia di persone. Tornare lì dieci anni dopo, in una scuola ricostruita, significa dire con chiarezza che si riparte dai giovani, dall’istruzione, dalla comunità.
Prima della cerimonia il Capo dello Stato ha deposto una corona d’alloro in memoria delle vittime. Erano presenti il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, il Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e il Sindaco di Amatrice Giorgio Cortellesi.
Nel suo discorso il presidente Mattarella è partito dall’articolo 34 della Costituzione: “La scuola è aperta a tutti”. Ha descritto una scuola che costruisce legami, guadagna la fiducia delle famiglie, abbatte barriere e diffidenze invece di alzarle. Ha detto infine che la scuola “è chiamata a produrre coesione sociale”.

A rappresentare il Liceo Crespi, selezionati dal Ministero per preparazione e capacità, c’erano quattro studenti Anita G., classe 5ª AL, Giulia H., classe 4ª BC, Emanuele T., classe 4ª DL, Annamaria D.P., classe 5ª CSU accompagnati dal prof. Simone Tridapalli.

Anita e Annamaria hanno avuto un ruolo di primo piano: hanno accompagnato il Presidente lungo il percorso nell’istituto, presentando buone pratiche della scuola italiana e progetti distintisi nelle arti e nella tecnologia. Lo hanno fatto con competenza, garbo e una disinvoltura che ha colpito i presenti. Giulia ed Emanuele hanno condiviso con loro giornate intense, partecipando ai laboratori allestiti da studentesse e studenti provenienti da diverse regioni italiane.

Non si è trattato di semplici attività creative, ma di esperienze altamente formative e orientative. I percorsi hanno permesso ai ragazzi di leggere le fragilità dei territori colpiti dal sisma e, nello stesso tempo, di riconoscerne la ricchezza: tradizioni, saperi artigianali, linguaggi artistici e capacità di ricostruire legami. Il laboratorio “Tutti in movimento”, per esempio, ha utilizzato il body tapping: il corpo è diventato strumento musicale e mezzo di relazione con lo spazio, gli altri e l’ambiente; sulla Sinfonia “Dal Nuovo Mondo” di Dvořák, musica e gesti hanno tradotto in un ritmo comune i luoghi di Amatrice, Arquata del Tronto e Accumoli. Accanto a questo percorso, i laboratori documentati durante la manifestazione hanno spaziato dalla ceramica, al mosaico, alla cucina e alle nuove tecnologie, fino alla sala immersiva dedicata all’innovazione digitale.
L’esperienza ha richiesto osservazione, ascolto e una vera analisi dei fabbisogni delle comunità: comprendere che cosa serve a un territorio ferito per tornare a progettare il futuro, quali competenze possono sostenerne la rinascita e come la scuola possa valorizzare le risorse locali.
La tradizione gastronomica dell’amatriciana, il mosaico ispirato al dialogo tra Amatrice e Gibellina, la robotica applicata all’agricoltura e i materiali ottenuti dagli scarti hanno mostrato concretamente agli studenti possibili ambiti di studio e professione. In questo senso, manualità, progettazione, creatività e tecnologia sono diventate strumenti di orientamento, mentre musica e gesto hanno reso accessibili e condivisibili temi complessi come memoria, vulnerabilità, resilienza e appartenenza.
Agli studenti questa esperienza dice una cosa semplice: quello che imparate in classe vi prepara anche a parlare con sicurezza davanti a chiunque, perfino alla più alta carica dello Stato. Comunicare, collaborare, agire e sentirsi parte di una comunità sono competenze vere, e qualcuno se ne accorge.
Ai genitori, gli occhi vividi dei ragazzi nel raccontare quanto vissuto restituiscono con immediatezza l’elevato valore formativo dell’esperienza: la scuola è un luogo in cui conoscenze, incontri ed emozioni diventano occasioni autentiche di crescita.
È il luogo in cui i figli imparano a diventare cittadini, a guardare oltre il proprio territorio e a sentirsi parte di qualcosa di più grande.
Ai docenti richiama la responsabilità di promuovere esperienze dall’elevato valore formativo e orientativo, capaci di aiutare i ragazzi a conoscere meglio sé stessi, a riconoscere le proprie attitudini e talenti e a maturare scelte consapevoli per il futuro.
Busto Arsizio e Amatrice sono lontane sulla carta geografica, ma per un giorno sono state vicinissime. Quattro ragazzi lombardi, in una scuola rinata dopo la tragedia, hanno dato forma concreta alle parole del Presidente: una scuola che non si chiude, che unisce e che costruisce futuro.

Per il Liceo Crespi è un motivo di profondo orgoglio. Ad Anita, Giulia, Emanuele e Annamaria, insieme al prof. Simone Tridapalli, va il ringraziamento dell’intera comunità scolastica: con la loro preparazione, il loro entusiasmo e la consapevolezza maturata in questa esperienza hanno testimoniato il valore più autentico del fare scuola — formare persone capaci di comprendere il presente, incontrare gli altri e costruire con responsabilità il futuro.
Prof. Luca Belotti
