VIAGGIO DELLA MEMORIA - CHIUSURA DEI LAVORI
Si è svolto nella giornata del 21 gennaio l'evento conclusivo a Cracovia per la delegazione del Crespi che ha partecipato al Viaggio della Memoria e ha intensamente lavorato nelle attività di formazione: dai nostri inviati speciali ecco il report dell'ultimo giorno.
Oggi si è concluso ufficialmente il Viaggio della Memoria 2026 "Memoria in movimento". Ieri la mattina abbiamo lavorato nei nostri rispettivi laboratori, confrontandoci su quanto volessimo raggiungere e con la grafica che ha realizzato la presentazione dei nostri gruppi di lavoro. Il pomeriggio, prima di visitare il Ghetto e la Sinagoga ebraica, con la guida del prof. Beniasi, gli speaker dei Comitati hanno presentato la loro proposta. La sera il Ministro Valditara si è idealmente unito al gruppo, una delegazione di studenti e docenti del Viaggio della Memoria hanno partecipato con lui alla visita della sinagoga.
Oggi invece ci siamo ritrovati al Teatro "Groteska", alla presenza del Ministro Valditara e di una delegazione di studenti polacchi i gruppi Suoni, Segni e Cammini del laboratorio MAB hanno restituito le loro realizzazioni. Il nostro Paolo F. ha partecipato alla narrazione corale e condivisa delle emozioni provate ad Auschwitz; il gruppo Segni ha consegnato il leporello da loro prodotto al Ministro; i comitati del gruppo Cammini ha invece presentato la propria proposta di viaggio per il Viaggio della Memoria 2027. Il prof. Cuccu, con un alunno del proprio comitato, ha potuto prendere direttamente la parola. Nel suo discorso il Ministro ha voluto riprendere le parole di questa proposta: la necessità di "abitare i luoghi della Memoria, non visitarli".
Questa la riflessione finale di Marika:
Il viaggio della memoria, più che una sequenza di tappe, è stato un attraversamento emotivo. Mi sono sentita colpita da un senso crescente di responsabilità: la memoria non è solo ricordare, ma scegliere di non essere indifferenti.
Ascoltare le testimonianze e trovarmi davanti ai segni concreti delle vite spezzate ha reso tutto più reale e più difficile da tenere “a distanza”. Ho percepito un’intensità che non mi aspettavo: nonostante di solito riesca a vivere anche esperienze forti senza riscontri fisici, questa volta no. Davanti agli oggetti dei deportati—soprattutto quelli appartenuti ai bambini—ho sentito un peso sul petto, come se il dolore avesse trovato un modo diretto per arrivare.
In alcuni momenti mi ha travolto l’immedesimazione: l’idea della paura, del freddo, della fame, dell’essere costretti a vivere e morire senza dignità. Storie che pensavo di conoscere hanno assunto un altro valore quando le ho ascoltate lì, nei luoghi stessi in cui tutto è accaduto: non era più “sapere”, era “sentire”.
E in mezzo a tutto questo, un aspetto fondamentale è stato il legame umano nato con gli altri ragazzi partecipanti. Condividere la stessa portata emotiva ha amplificato la vicinanza: ci siamo sostenuti anche solo con uno sguardo, una parola, il silenzio rispettoso. Quelle relazioni hanno reso il viaggio più intenso e, allo stesso tempo, più vero: perché la memoria non si porta da soli, si costruisce insieme, attraverso l’ascolto, l’empatia e la presenza reciproca.
Viaggio della Memoria evento finale
